venerdì 5 maggio 2017

Dai Radiohead agli U2, omaggio alla nostalgia



Il passato che non passa, che è sempre meglio del presente. Malattia ricorrente nelle menti di noi semplici umani alle prese con un tempo davvero difficile dove tutto sta cambiando a una velocità folle, il pensiero retrogrado è la gioia del marketing. Prospera il mercato della nostalgia, tipico ingrediente da pronta cassa nella musica popolare: ma due casi vicini in questi giorni hanno anche a che fare con l’orgoglio dei capolavori, e la voglia di celebrare momenti topici di carriere che da quel certo punto in poi hanno preso il volo.  

Si parla molto di “OKNOTOK”, il titolo con il quale i Radiohead faranno uscire il 23 giugno prossimo la nuova versione dell’album seminale “OK Computer” pubblicato il 21 maggio 1997. Li ricordo bene acerbi e filiformi, vent’anni fa: tutti in nero, alla loro prima visita nella casa discografica milanese. Veramente un album fenomeno, che ora viene riproposto in vari formati e curiosità. 8 b-side, registrazioni originali da studio di “I Promise”, “Lift” e “Man of War” che già sono conosciute dai devoti in versione bootleg ma per ora restano ufficialmente inediti. Ci sarà anche un box, con 3 vinili, un libro, i testi di tutti i brani, un quaderno di appunti d’epoca di Thom Yorke, 48 pagine di schizzi di Donwood e Tchock, una cassetta tratta dagli archivi e dai demo che precedettero “OK Computer”. Tutto questo sembra un po’ lontano dai Radiohead come abbiamo imparato a conoscerli, ma tempus fugit. 

Da tutt’altra parte del mondo e della musica, a Vancouver, sta per compiersi un’altra e più grande celebrazione. Gli U2 sono entrati per le prove nell’Arena che ospiterà il debutto di un tour dedicato a un altro grande album, che fra i grandi lì lanciò trent’anni fa, il 9 marzo 1987, facendoli uscire definitivamente dal post-punk e dalle ispirazioni irlandesi, mescolate più apertamente con il blues, il country, il rock, in un’amalgama che fece di “The Joshua Tree” un disco epocale. Prodotto da Brian Eno e Daniel Lanois, l’album contiene alcuni inni diventati sostanza della storia del rock post 70: “Where the Streets Have no Name”, “I Still Haven’t Found What I’m Looking for”, “With or Without You”, “Bullet he Blue Sky”.  

Anche di questo lavoro ricordo bene l’ascolto e il riascolto febbrile, appena il disco fisico mi arrivò a casa, per la scrittura immediata che mi aspettava. Ci sono album il cui primo ascolto non puoi dimenticare mai, nemmeno nei decenni che passano. 
A Vancouver “The Joshua Tree” verrà naturalmente suonato per intero, e ci sarà da riscoprire i brani che sono rimasti in sordina. “Red Hill Mining Town” ha appena goduto di una nuova versione; i fans appollaiati da giorni fuori dall’Arena a sentire le prove, hanno notato una citazione di “El Pueblo Vencerà”, esattamente come accadde dentro “Mothers of the Disappeared” nel tour del 1987. Perché, si sa, la questione è sempre la nostalgia. 

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