domenica 23 aprile 2017

Racconti Di Sport (Di Giacomo Leotta) "Il Golpe Dei Rugbisti"

Il 25 novembre 1981, su un Fokker Friendship delle Royal Swazi Airlines decollato da Matsapa (Swaziland), un folto gruppo di rugbisti sudafricani atterrò al Mahè International Airport delle Seychelles, attorno alle 17:30. Il gruppo di 44 uomini, guidato dal capocomitiva Peter Duffy e da un signore di 63 anni che si faceva chiamare Thomas Boarel, si era goliardicamente dato il nome Ye Ancient Order of Frothblowers (L’Antico Ordine dei Bevitori di Birra), ispirandosi a una vecchia organizzazione caritatevole esistita nel Regno Unito prima della seconda guerra mondiale. Organizzazione, quella dei Frothblowers, entrata nella leggenda: il Frothblowers Anthem, l’inno dell’Ordine, era risuonato forte durante l’ammutinamento di Invergordon, cantato dai dodicimila marinai che avevano disertato gli ordini degli ufficiali. Era il 1931, e i marinai di stanza nel fiordo di Cromarty, in Scozia, si rifiutarono di far salpare le navi dal porto, in segno di protesta contro i tagli agli stipendi imposti alla marina navale. I Frothblowers che atterrarono alle Seychelles, invece, erano solamente un club sportivo-ricreativo sudafricano venuto per portare giocattoli e regali ai bambini neri. O almeno così sembrava. Fuori dall’aeroporto li aspettava in macchina Anton Lubić, l’autista di Boarel, assieme a un altro turista, Bob Sims, e a tre autobus pronti per il gruppo.
La testa del gruppo era già uscita dall’aeroporto, e Boarel chiaccherava in tutta rilassatezza con Sims, quando accadde l’imprevedibile. Uno dei rugbisti, l’afrikaaner Kevin Beck, mai uscito dal Sudafrica e probabilmente poco avvezzo ai viaggi aerei, sbagliò percorso alla dogana, e invece di seguire il cartello “Niente da dichiarare”, imboccò il corridoio rosso. Vincent Pillay, il doganiere, nonostante Beck insistesse di aver sbagliato corridoio, volle controllare la sua borsa. Pare che, per distrarlo, il capocomitiva Duffy avesse estratto dei giocattoli dalla sua borsa, facendo pigolare un papero di gomma. Il doganiere sentì il contorno di un’arma, nascosta in un doppio fondo sotto i calzini, e chiese a Beck di seguirlo in guardiola. Nella borsa da cricket c’era un fucile d’assalto AK-47, smontato. Il sergente della polizia Esparon chiese a Beck spiegazioni. La risposta di Beck gettò il Mahè International Airport nel panico: “Non so cosa sia, ma là fuori ci sono altri quarantaquattro uomini con borse come la mia”.

Esparon uscì di corsa dall’aeroporto: i bus non dovevano partire, i Frothblowers erano armati. Erano le 18:10, e il sergente fu ferito dal primo colpo sparato nell’assalto dei rugbisti alle Seychelles. A fare fuoco fu Jeremiah Puren, un ex-mercenario del Congo. Ben presto il gruppo di turisti, calzoncini corti, scarpe da tennis e kalashnikov in mano, aprì il fuoco per creare scompiglio, seminando il terrore all’aeroporto. Ci fu una vittima, Johan Fritz, mercenario ventiquattrenne, rampollo di una ricca famiglia sudafricana, ucciso per errore da un suo compagno. Il personale dell’aeroporto e i civili, una sessantina di persone, furono presi in ostaggio. Pillay, il doganiere che aveva fermato Beck, riuscì a fuggire in strada e avvertì la vicina stazione di polizia dell’invasione mercenaria.

Frothblowers erano l’ingegnosa copertura di un gruppo di 53 mercenari (nove si trovavano già sull’isola) agli ordini di Thomas Boarel, alias del colonnello Michael “Mad Mike” Hoare, mercenario di origini irlandesi che aveva costruito la sua leggenda a capo del Commando 5 in Congo. Hoare era stato arruolato da Moïse Ciombè per reprimere la rivolta dei simba (in lingua swahili, “leoni”) di Pierre Mulele, i rivoluzionari anti-colonialisti che nel 1964 avevano occupato Stanleyville (ora Kisangani) e proclamato il governo separatista della Repubblica Popolare del Congo, supportato da arabi, sovietici e cubani e con a capo il presidente Cristophe Gbenye. Anche Jeremiah Puren era stato nel Commando 5 in Congo, come ufficiale amministrativo e di collegamento di stanza a Leopoldville (ora Kinshasa, capitale della repubblica africana). Anton Lubić, invece, era l’alias di Martin Dolinchek, un agente del NIS (National Intelligence Service), il servizio di sicurezza sudafricano. Dolinchek era arrivato alle Seychelles una dozzina di giorni prima dell’atterraggio dei Frothblowers, con il compito di stendere un rapporto spionistico per conto di Hoare. Il gruppo di mercenari, formato da soldati rhodesiani, ex-mercenari del Congo e da un ampio contingente di ex dei Recces Commandos, le forze speciali dell’esercito sudafricano, avrebbe speso una settimana di “vacanza”, con tanto di invito da parte del ministro del Turismo ad accompagnarli in un tour dell’isola.

Dopo quella settimana sarebbe dovuta scattare quella che Hoare aveva battezzato Operazione Incudine: un colpo di stato con l’obbiettivo di rovesciare il regime marxista di France-Albert Renè e reinstaurare Jimmy Mancham come presidente delle Seychelles. Jimmy Mancham era stato il primo presidente delle Seychelles, che avevano ottenuto l’indipendenza nel giugno 1976. L’anno successivo, mentre Mancham era a Londra per la conferenza del Commonwealth, il suo primo ministro France-Albert Renè salì al potere con un golpe incruento. Renè, oltre a riappropriarsi delle isole minori dell’arcipelago, vendute da Mancham a diversi affaristi arabi, introdusse un sistema di previdenza sociale, un servizio sanitario e un sistema educativo gratuito. Per contro, bandì tutti i partiti dell’opposizione e costituì un esercito, addestrato dalle truppe tanzaniane. “L’unica arma delle Seychelles è il sorriso del nostro popolo”, sosteneva Mancham, e fu proprio per questo che cadde così facilmente. Nel 1979 Hoare già stava macchinando un colpo di stato ai danni di Renè, ma i suoi piani furono scoperti e abbandonati. Il coup del 1981 era invece stato studiato al millimetro, e l’esule Mancham sarebbe arrivato a Mahè con un aereo kenyota, per ristabilire il proprio governo. Sarebbe andato tutto bene, senza alcuno spargimento di sangue, se non fosse stato per lo stupido errore del mercenario Beck.

Frothblowers erano in trappola nell’aeroporto: l’esercito delle Seychelles contrattaccò con mezzi blindati. La fortuna piovve dal cielo, con un Boeing 727 della Air India, fatto atterrare illegalmente dal manipolo di mercenari. Hoare dovette intrattenere frenetiche trattative con l’esercito perché cessasse il fuoco: la sua paura principale era che colpissero l’aereo, mietendo vittime civili per cui lui sarebbe stato ritenuto responsabile. Peter Duffy, il capocomitiva, persuase il capitano Umesh Saxena a decollare verso il Sudafrica, aprendo una via di fuga per gli uomini di Hoare. Hoare era riluttante a partire, ma alla fine dovette cedere, e il capitano Saxena fece rotta verso l’aeroporto Louis Botha di Durban, dichiarando che l’aereo era stato dirottato. Alle Seychelles rimasero sette persone, tra cui Dolinchek e Puren. Si tennero due processi distinti, uno in Sudafrica, a Pietermaritzburg, per dirottamento, l’altro alle Seychelles, per i sette che non erano riusciti a decollare, con il capo d’accusa di tradimento.

Il processo di Pietermaritzburg, tenutosi alla Corte Suprema del Natal, fu spinto dall’opinione pubblica internazionale: il Sudafrica aveva istigato il golpe, con tanto di partecipazione di un membro della sua intelligence (Dolinchek), e si trovava sotto la minaccia della cancellazione di tutti i voli internazionali se non avesse punito i mercenari. Hoare, nonostante l’età, se la cavò peggio di tutti, con una condanna di dieci anni, tre dei quali effettivamente scontò in carcere. I mercenari rimasti alle Seychelles si avvalsero (Dolinchek escluso) della difesa dell’avvocato scozzese Nicholas Fairbairn. Le dichiarazioni dell’avvocato alla stampa inglese circa il regime socialista e la brutalità dell’esercito fecero montare Renè su tutte le furie. Il presidente chiese ai mercenari di licenziare Fairbairn e di dichiarare di non aver subito maltrattamenti, in cambio della sospensione delle condanne a morte. Nell’agosto 1982 i secondini dei mercenari si ammutinarono e chiesero aiuto ai carcerati per la loro rivolta. Non solo i mercenari si rifiutarono di spalleggiare i secondini, ma Dolinchek riuscì a fuggire e ad avvertire le forze filogovernative della ribellione, ottenendo così la clemenza da parte di Renè: “Finchè ci sarò io, voi non sarete impiccati”.

France-Albert Renè rimase per quasi un trentennio a capo dell’arcipelago delle Seychelles. Nel 1992 riaprì le porte a Jimmy Mancham, terminandone così l’esilio, durato 15 anni. Nel 1993 abolì il monopartitismo (tant’è vero che Mancham gli fu ben due volte oppositore in sede di elezioni durante gli anni ’90). Nel 2004 diede le dimissioni, dopo 27 anni al potere, lasciando al suo vice James Michel la carica di presidente. Hoare, scarcerato, pose fine alla sua carriera di mercenario e scrisse un libro sulla vicenda, The Seychelles Affair, mentre Dolinchek fu destituito dal NIS nel luglio 1982 per mano del primo ministro Pik Botha, con l’accusa di azioni contrarie alla sicurezza dello stato. Nel 2006 avvenne un episodio curioso. Umesh Saxena e Peter Duffy si incontrarono a Mumbai, per volere dell’ex-mercenario. Secondo le dichiarazioni di Saxena, durante il dirottamento Duffy aveva detto al pilota: “Dobbiamo incontrarci ancora, prima o poi”. La risposta di Saxena fu: “Non in queste circostanze”.


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